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Fasi di lavorazione dell’Arco

La resa acustica di uno strumento dipende in gran parte anche dalla qualità dell’arco, semplice nella linea, ma non altrettanto nel processo costruttivo. Molti sono i fattori che concorrono a una buona riuscita dell’arco: anzitutto la scelta accurata del materiale.

Da tronchi di “Caesalpina Echinata” proveniente dal Brasile, si ricavano assicelle di Pernambuco che vengono a lungo studiate per sfruttarne al massimo le venature.

Per misurare con maggiore precisione, ripetitibilità ed in tempo reale le caratteristiche fisico-acustiche del legno è di grande utilità il LucchiMeter, il tester inventato dal Maestro Giovanni Lucchi.

LucchiMeter utilizzato per la selezione del legno
LucchiMeter utilizzato per la selezione del legno

Dalle assicelle si ricavano le bacchette a sezione quadrata. Si scartano le bacchette che presentano imperfezioni – spaccature, nodi, fibre trasverse – e si scelgono quelle che per qualità estetica sono più idonee alla costruzione dell’arco.

Pronta quindi la bacchetta a sezione quadrata, si inizia la sgrossatura piallando gli angoli e trasformando la sezione quadrata in ottagonale, con speciali pialle che ogni archettaio si autocostruisce.

Sgrossatura della bacchetta con la pialla
Sgrossatura della bacchetta con la pialla

Essendo infatti il legno duro e compatto, deve essere lavorato con una pialla a lama dritta funzionante come rasiera guidata, non facilmente reperibili in commercio.

La sagomatura della punta, o testina dell’arco, inizia dal taglio del profilo con un seghetto da traforo. Questa lavorazione è molto importante perché la forma finale della testina determinerà l’estetica dell’arco caratterizzando lo stile dell’autore.

Taglio del profilo della testina dell’arco
Taglio del profilo della testina dell’arco

La lavorazione della punta viene completata con coltello e lime piccole.

L’arco quindi, già sgrossato nella testina, con alcuni millimetri di legno in più per la lavorazione finale, è pronto per la curvatura.

L’operazione della curvatura viene effettuata a caldo. Si riscalda la bacchetta dosando abilmente la temperatura poiché se il legno è troppo caldo si affloscia e perde forza, se poco riscaldato non si curva o perde col tempo la curvatura. Con molta abilità, e con l’aiuto di una morsa a ganascia curva, si imprime alla bacchetta la curvatura, elemento importante da valutare di volta in volta per ottenere da ogni singolo materiale il massimo del rendimento in base alla resistenza, allo spessore e alla venatura del legno. L’archettaio non può limitarsi ad una copia meccanica di un arco di valore, adattandone curva e spessori e pretendendo di ottenere uguale risultato. La curvatura dell’arco dipende dalla sensibilità e dall’esperienza del costruttore. E’ questa operazione che esalta il procedimento artigianale e differenzia il suo prodotto da quello industriale costruito in serie con caratteristiche uniformi.

Curvatura a caldo della bacchetta
Curvatura a caldo della bacchetta
Preparazione del legno per la costruzione di un arco
Preparazione del legno per la costruzione di un arco

Ottenuta grossomodo la forma dell’arco, si passa all’applicazione degli altri elementi accessori.

Cominciamo dalla placca alla punta detta “scarpetta”. Si tratta di una sottile lamina, ben levigata, con un rialzo all’estremità della punta. La placca non ha solo una funzione estetica, ma serve come rinforzo alla testa dell’arco.

La scarpetta sulla testa di un arco
La scarpetta sulla testa di un arco

Interponendo un sottilissimo foglio di ebano o di fibra si incolla la placca alla base della testina e si lega con elastico. Una volta fissata viene rifinita con lime finché si adatta perfettamente alla testina dell’arco.

Rifinitura della testina e della scarpetta
Rifinitura della testina e della scarpetta

Fissata la bacchetta in una morsa guidata, alla base della colonnina del trapano, l’archettaio pratica il foro della vite al tallone.

Lavorando di lima, si sagoma la parte terminale dell’arco nella quale andrà inserita una vite ottagonale in metallo pregiato (oro, argento, alpacca), perfettamente aderente in modo da evitare spaccature nell’arco sottoposto a sforzo. Molto importante è la preparazione dell’ottagono del tallone, tre facce del quale servono da scorrevoli al nasetto e devono ad esso aderire perfettamente.

Sempre col trapano si pratica la mortasa nella testina dell’arco per la posa dei crini e si rifinisce internamente con bedano ed esternamente con lima.

Lavorazione della mortasa nella testina
Lavorazione della mortasa nella testina

Si prepara la mortasa nella bacchetta sempre rifinendo con lime e bedani.

Un altro elemento importante è il nasetto che viene lavorato a coltello e lima piccola, prima della posa, in modo che si adatti perfettamente all’arco. I nasetti, in oro, argento, ebano, madreperla, vengono finiti ognuno sul proprio arco dovendo essi aderire alla forma ottagonale della bacchetta e rispondere al gusto e alle esigenze dell’archettaio.

Rifinitura del nasetto dell’arco
Rifinitura del nasetto dell’arco

Ora l’arco deve essere dotato di crini. Si usano crini biondi di cavallo; raramente solo per archi da contrabbasso si usano crini neri. I crini devono essere robusti ed elastici, non trattati con sbiancanti chimici. Fatti dei mazzetti di peso variabile, a seconda dello strumento cui l’arco è destinato, si legano ad una estremità con filo sottile ma robusto.

Preparazione e selezione dei crini
Preparazione e selezione dei crini

Per evitare che il nodo si sciolga e i crini slittino, si impregna la legatura con pece riscaldata su un fornello ad alcool.

Legatura e preparazione del mazzetto di crini
Legatura e preparazione del mazzetto di crini

Il mazzetto di crini così preparato viene collocato nella mortasa del nasetto e fermato con un tappo di legno dolce di betulla o tiglio.

Posto il nasetto sulla bacchetta e fissata quest’ultima in morsa, si pettinano i crini per renderli lisci e ordinati.

Presa la misura della lunghezza dell’arco, si ripete l’operazione di legatura dei crini dalla parte opposta, si mette l’anello e si posano i crini, tagliati a misura, nella mortasa della testina. Dopo averli ripettinati si fissano con un altro cuneo.

Terminate le operazioni per l’aggiunta delle parti accessorie della bacchetta, l’archettaio riporta la sua attenzione sull’arco, ne calibra lo spessore punto per punto e lo rifinisce con la pialla per togliere i pochi millimetri di margine lasciati prima della curvatura a fuoco ed eliminare eventuali bruciature superficiali.

Il Maestro Giovanni Lucchi lavora una bacchetta
Il Maestro Giovanni Lucchi lavora una bacchetta

Ricontrollato il peso, si rifinisce l’arco con carte abrasive sempre più fini e lo si passa con tampone imbevuto con alcool, gommalacca e olio che lucidano il legno e ne esaltano la bellezza e la profondità dei raggi midollari.

Finitura della bacchetta d’arco
Finitura della bacchetta d’arco

Con il marchio a fuoco si imprime il timbro sulla bacchetta che solitamente riporta il nome dell’archettaio e la sua città. (foto marchio a fuoco, da individuare)

Per evitare l’usura del legno sull’impugnatura, si è soliti fasciare la bacchetta vicino al nasetto con sottile filo d’argento in parte rivestito di pelle, che favorisce la presa dell’impugnatura dell’arco.

Lavorazione e rifinitura del nasetto
Lavorazione e rifinitura del nasetto

Alla fine, l’archettaio compie gli ultimi controlli: alla linea della bacchetta per correggere eventuali imperfezioni nella curva e alla funzionalità degli accessori.

Controllo finale dell’arco in laboratorio
Controllo finale dell’arco in laboratorio

L’arco è ora finito.